Twitter mi ha stufato

Il bello di Twitter mi sembrava soprattutto l’integrazione tra web e telefono: il poter rimanere in contatto anche lontano dalla rete. Ma non pare più possibile ricevere i twits via SMS, e mandarli a un numero in Gran Bretagna costà di più che andare a Londra di persona (hai visto la tua ultima bolletta? io la mia l’ho vista).

Certo, posso twittare dal telefono via WiFi; ma a quel punto posso anche postare sul blog o usare un qualsiasi cliente di instant messaging. Che cosa mi offre Twitter in più?

Infine, i post brevi li posso fare anche sul blog; ma pensandoci bene, posso anche smettere di postare le minuzie dei fatti miei in frasi da non più di 140 caratteri.

Ecco, credo che farò così. Smetto di usare Twitter fino a che non riattivano gli SMS in entrata e fino a che non sarà possibile inviarli a un numero locale (meglio se gratuito).

Oppure fino a che tu non mi spieghi, in modo brillante ed acuto, dove sbaglio.

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Sr. Pratellesi, il suo feed non funziona!

Il buon Marco Pratellesi del Corriere avrà anche aperto il suo blog, e complimenti, ma il suo link al feed RSS non funziona.

Per avvisarlo nei commenti dovrei prima registrarmi, poi uscire e poi rientrare e poi fare login: sono già spossato di stanchezza solo all’idea. Allora glielo dico da qui, che faccio prima:

Sr. Pratellesi, i suoi feed non funzionano!
Per favore, faccia qualcosa.

Grazie mille.

Update:
Scopro tramite Luca Conti che il feed esiste, ma ha un indirizzo diverso da quello pubblicato sul blog.

Eh, meno male che ci sono i blogger, a correggere gli svarioni dei giornalisti…
😉

Disclosure of your information

Leggo su un sito di una community molto duepuntozero al quale sono stato appena invitato, alla pagina “Privacy”, la seguente clausola contrattuale:

We DO NOT sell or rent out any personal information about you to any third party (excluding affiliates, parent company, subsidiaries or members of Partner programs)

Che tradotto in italiano suona:

Giuro che i tuoi dati non li diamo A NESSUNO, tranne che a cani e porci

Ah, però! Riguardo all’invito, grazie mille davvero, ma no grazie.

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A cena con Dave Winer

Dave Winer è molto più alto di come appare in fotografia. Parla senza fretta, ha modi molto gentili e contemporaneamente è terribilmente diretto: non usa giri di parole e l’arte dell’eufemismo gli è totalmente sconosciuta.

Non ama essere fotografato. Non ama salire in auto come passeggero, e ha molto apprezzato che, mentre lo portavo al suo albergo alla Malpensa, io guidassi piano e senza scosse.

E’ sorpreso dalla quantità di cose che sappiamo sula politica USA, e dall’interesse con cui ne seguiamo le vicende: è convinto che la maggior parte dei suoi concittadini non è così informato.

Ama cantare, e crede nel potere socializzante di una cantata in coro. Ogni sua unconference comincia con una canzone. Ieri sera a cena è stato difficile trovarne una che conoscessimo tutti; alla fine abbiamo cantato “My Bonny is over the ocean” ma non sapevamo tutte le parole (note to self: la prossima volta, portare stampati da distribuire in sala).