La verità sulle elezioni

Invidio davvero quelli che ci credono, che si scaldano, che pensano alla vittoria del loro partito come a qualcosa di decisivo.

Li invidio perché a me pare che, indipendentemente dal risultato, lunedì 14 aprile 2008 tutto sarà come prima o un poco peggio di prima.

Mi pare che soffriamo di problemi strutturali e culturali per i quali la politica non ha soluzioni, nel senso che se un politico provasse a fare le cose che davvero vanno fatte, perderebbe il consenso e non riuscirebbe a farle.

Per fare un esempio sotto gli occhi di tutti: da quanti anni l’Alitalia è in bancarotta? Quanti governi sono passati senza fare niente?

Le soluzioni, se ci sono, non possono che venire da una consapevolezza sociale che per ora manca, e che di solito nasce quando le cose vanno molto molto male ed è troppo tardi.

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Il punto di vista della quaglia

Se tu sei un cacciatore armato di fucile, il tuo cane serve a

…creare occasioni di dialogo tra voi e il vostro target e trasformare i dialoghi in opportunità di business; siamo pronti ad innovare la vostra comunicazione, accompagnandovi lungo un percorso unico ed entusiasmante.

E’ davvero un peccato che la quaglia si rifiuti di condividere questo entusiasmo.

Aggiornamento:
Massimo e Alessio segnalano un altro avvincente episodio dell’interazione tra il cacciatore e il suo cane.

Luca Luciani e i luoghi comuni

Vittorio Bertola lo difende, ma nei suoi commenti il Signor Kling lo massacra con un sorriso:

“Gentile Autore, no, nemmeno depurato il discorso è condivisibile. Prima di tutto non ha confuso Austerlitz con Waterloo. Austerlitz non è una pianura, non è in Belgio e gli eserciti opposti erano 3 e non 5. Ma passi.

Parla di calcio? Il discorso è senza senso: se una squadra “nun fuzziona”, si caccia l’allenatore. Cioè, lui che parla.

L’imprecisione non è grammaticale: è concettuale. Questo discorso non motiva: offende.

E il punto non è nemmeno il fatto (vero, perlatro) che costui guadagni il triplo di un manager americano. E’ bensì il fatto che guadagni a dispetto del fatto che Telecom va malissimo! Un manager americano non guadagna, se la sua azienda va malissimo.

La sua difesa d’ufficio è incomprensibile: sembra subornare che le imprese italiane vadano male per colpa dei quadri. Mi creda, è tanto lontano dalla verità, quanto dall’avere analizzato correttamente un discorso che fa pena da ogni angolo lo si guardi, e in cui la topica storica è solo il naturale portato di una evidente ignoranza manageriale prima che umana. E glielo dico senza nessuna velleità di diventare manager Telecom a 800.000 all’anno: non ne ho le capacità, perché al contrario di questo “non-bamboccione” io non potrei farlo per vergogna, se avessi quella preparazione.

Mi dispiace, Gentile Autore, ma è un luogo comune dire che il luogo comune è sempre sbagliato. In questo caso, vox populi vox dei, e nel luogo comune errato è caduto lei.

Sublime.

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