Andras Schiff a Milano

Lunedì scorso ero al Conservatorio di Milano a sentire il pianista Andras Schiff. Programma:

Franz Joseph Haydn

Sonata in do maggiore Hob. 50

Ludwig Van Beethoven

Sonata in mi maggiore op. 109

Franz Shubert

Sonata in do minore D 958

Sul palco erano stati preparati due pianoforti: a destra uno Steinway (Haydn e Beethoven), a sinistra un Bösendorfer (Shubert e bis).

non sembra un orsacchiotto? Winnie Pooh?

Ci ho pensato un poco prima di raccontarti della serata. L’anno scorso Schiff con i concerti di Bach era stato uno degli avvenimenti della stagione. Ma l’altra sera, soprattutto sul repertorio romantico, non mi ha convinto molto.

Le doti di Schiff mi sembrano l’eleganza, la chiarezza di esposizione, la precisione, e una certa rigorosità nei confronti dello spartito: doti che brillano particolarmente nelle sottigliezze del repertorio barocco. Ma queste doti, nel repertorio romantico, mi paiono quasi un impedimento. Soprattutto ascoltando il suo Beethoven avevo l’impressione che lo spartito contenesse molta più musica di quella che Schiff stava tirando fuori.

Non voglio dire che il pianismo romantico debba ispirarsi a un Liberace, per carità. Io sono per la sobria eleganza, ma con dentro il fuoco di Marta Argerich.

Comunque, Schubert è stato il meglio della serata, specie il finale. Come bis, l’intera Sonata op. 110 di Beethoven.

I conti di Google

“I conti non tornano” dice Massimo nel commento al post precedente. Allora facciamoli questi conti, e vediamo…

Ho preso i primi dieci siti italiani per rango, secondo Google, e sono andato a contare i collegamenti a ogni sito con una ricerca tipo “http://www.vatican.va/“. Ecco i risultati:

  1. Vaticano: 17.900
  2. La repubblica: 12.000
  3. Corriere della Sera: 7210
  4. La Stampa: 6.430
  5. Yahoo Italia: 30.500 (di cui solo 4.860 esterni)
  6. Ferrari: 2.880
  7. Alitalia: 3.990 (di cui solo 1480 esterni)
  8. La Gazzetta dello Sport: 5.770
  9. ISTAT: 2.640
  10. FIAT: 2.160

Quanto sopra tiene conto esclusivamente del numero di links, e se sono interni o esterni. Manca quindi il peso di ogni singolo link; ma direi che più o meno ci siamo. Massimo, che te ne pare?

Tra parentesi, per automatizzare l’operazione di ricerca dei links alla pagina corrente mi sono creato il seguente collegamento tra i miei preferiti:

“javascript:location.href=’http://www.google.com/search?hl=en&q=link%3A’+location.href;”

Google Page Rank in italiano

Su istigazione del Dottor Weinberger, sono andato su Google e ho cercato “HTTP” nella categoria Italiano: ho così ottenuto l’elenco delle pagine italiane di maggior rango.

Al primo posto trovo www.vatican.va seguito da www.repubblica.it e da www.corriere.it.

Il primo sito aziendale privato è la Ferrari al sesto posto, seguito dalla Fiat all’undicesimo.

Tra le squadre di calcio Milan viene prima della Juventus e dell’Inter.

Tutto ciò prefigura interessanti scenari e apre illuminanti prospettive, che al momento mi sfuggono.

Web as a medium, web as a place

Oggi ti segnalo un intervento di Doc Searls sulle metafore del web. Prosa lucida e acuta, come sempre:

…So he talks about a medium here. So does Hollywood. So does Congress. So does the FCC.

Some of us also talk about the Web as a place. Different metaphor. Radically different, in fact.

One sees the Net as a distribution system for content that is addressed for delivery by downloading or streaming to an end user or a consumer.

The other sees the Net as a commons with locations and sites with adresses, where people connect when they link or point or talk or blog or surf or post or put something up — all of which one does when one is located somewhere.

The prepositions are the give-aways. By one metaphor, the Net is something you go through. By the other metaphor, the Net is something you go on.

Molto interessante.