Grazie, blogfather

Un grazie particolare a Christopher Locke, l’anima visionaria del Cluetrain Manifesto, che si ritrova (suo malgrado, immagino) ad essere padre di questo blog.

E’ stato lui infatti a spingermi, esattamente cinque anni fa:

1) If you don’t already have a weblog (and you want one), go hook
yourself up at:

Blogger
http://www.blogger.com

…or at any of Dave Winer’s myriad make-yerself-a-weblog
options. Here’s a particularly powerful one — which I’m still
trying to figure out:

Radio UserLand
http://radio.userland.com

Better still, if you have a 12-year-old kid, ask the kid.

Grazie Chris. Avevi capito tutto prima di tutti, come sempre.

Grazie

Come passa il tempo: sono già cinque anni che bloggo, e ancora mi ci diverto.

Lo faccio per me, certamente, ma mi fa molto piacere che tu ogni tanto passi a leggere, e ho imparato molto dai tuoi commenti.

Quindi volevo approfittare dell’occasione per dirti: grazie.

Global Warming a ottoemezzo

Se ma la prendo spesso con i giornali è perché li ritengo capaci di fare meglio. Con la televisione invece non c’è speranza, quindi inutile arrabbiarsi: meglio ignorarla.

Quando ci sono argomenti che mi interessano, a volte guardo, ma poi di solito mi pento. E così è stato ieri sera, con il volgare Giuliano Ferrara che ha fatto di tutto per buttarla in rissa, e ci è riuscito perfettamente.

Scemo io che ci casco.

Basta business blog!

Stefano Hesse non ne può più di sentir parlare di business blog. Quote of note:

Siamo un mercato che spende una caccola nell’online, rispetto al potenziale, un mercato in cui ancora si pensa che la logica broadcast sia vincente (si, lo è, ma va tarata sul consumer driven change – inglese che fa figo e non ho voglia di tradurlo), mentre gli altri mercati ci insegnano già, ora, che è tutta la logica di marketing che va ripensata… e noi cosa facciamo? Scriviamo sui giornali che i business blog sono la hot topic del momento? E’ una stronzata. Si, capisco che i media mainstream capiscano più facilmente il business blog, affascinati dall’azienda che si racconta o dal CEO che si apre in maniera trasparente, ma questi sono piccoli mezzi di un contenitore che sta cambiando, e che ancora dobbiamo accompagnare nella maniera giusta.

Capisco e apprezzo il bello sfogo, ma non me la prenderei tanto. Il bello di internet è che c’è posto per tutti, anche se non per tutti c’è attenzione.

Snervante Lost

Lost comincia a stufarmi. La trama non va avanti, le ultime due puntate cinchischiano e tutto si muove furiosamente per rimanere fermo dov’era.

Ma è verosimile che ai prigionieri non venga da chiedere “Voi chi ***** siete, e che ****** ci fate qui?”

Mah.