WebDays: Internet-0

La cosa più interessante che ho sentito ieri da De Kerkhove è il riferimento a Internet Zero.

Si tratta di un vecchio progetto di ricerca del MIT, che si propone (se non capisco male) di assegnare un indirizzo IP a ogni singolo oggetto sulla faccia della terra, e di farlo parlare tramite i protocolli IP con qualsiasi altro oggetto, ma senza bisogno di routers o protocolli complessi. Un articolo è apparso sul Scientific American di ottobre, non ancora online.

Immagina ad esempio i lampioni della tua città che si accendono solo se qualcuno si avvicina, e rimangono spenti quando non passa nessuno; ma si accendono al massimo se passa un’ambulanza. O un maxischermo in un locale che si sintonizza sul canale preferito dalla maggioranza degli spettatori. O una lavatrice che si mette da sola in pausa se la rete elettrica è sovraccarica.

Insomma, ho da studiare.

WebDays del cazzo!

Sono al WebDays di Torino, e ha appena finito di parlare Derrick De Kerkhove. Molto interessante! Quando sento parlare di tutte le cose nuove del web, mi entusiasmo.

Invece quando sento invece quello che accade nel mondo, mi spavento. Di fianco alla sala del convegno sono disponibili sei postazioni internet dalle quali non è possibile accedere a chat o posta elettronica a causa del decreto Pisanu che imporrebbe di identificare ogni singolo utente.

Non capisco come questa cosa sia accettata passivamente dalla sala, come non siano tutti corsi a chattare e inviare messaggi di posta solo per sfidare questa immane cazzata. Cazzata alla quale non ci ribelliamo perchè tocca solamente i poveri negri che scrivono a casa dagli internet point, dei quali poveri negri non frega niente a nessuno.

Questo ci mette, in quanto a libertà personali, a livello della Corea del Nord e della Cina; ma non contribuisce in nessun modo a risolvere il problema del terrorismo.

Più tardi ci provo.