Mighty Girl è passata da Milano e si lamenta perchè nessuno le ha toccato il sedere. Maggie, se mi avvisavi ti organizzavo qualcosa!
La Torre: logistica
Chiedeva Sergio (www.sergiomaistrello.it) se la cena del 25 è aperta a tutti o solo agli intimi: naturalmente a tutti, ma a tutti i veloci! Infatti entro questa sera vorrei riservare il tavolo. Per ora hanno confermato:
Beppe
Carlo A.
Carlo B.
Cesare
Cristiano
Gaspar
Giuseppe
Paolo (x2)
Proserpina
E gli altri? Fatevi sotto, ma subito!
Naturalmente il 26 sera non si digiuna mica. Chi vuole organizzare si faccia avanti e io mi iscrivo da subito.
La Torre
Enoteca con cucina, Via della Torre 5, Viterbo (prezzi € 25-30 v.e., carte di credito tutte):
Per iniziare, crocchette e frittelle, secondo il periodo, di carote, lattuga, castagne, zucca e fiori di sambuco; per chi preferisce il pesce locale, paté d’anguilla e zucchine o terrina di coregone e peperoni. Fra i primi: pennette ai fiori d’acacia, risotto al gurgulestro (erbetta spontanea locale). Per i secondi, crostone di persico e fave, filetti di tinca con carciofi e mentuccia, Giubba e calzoni (ricetta locale di agnello, carciofi e nepitella), bocconcini di cinghiale in salsa di corniolo e filetto di maiale con salsa di fagioli del purgatorio. Fra i dolci, la torta di crema al forno e il timballino di castagne e panna cotta al caramello. Di accompagnamento i migliori vini delle zone più vocate del mondo, una cinquantina dei quali proposti al bicchiere a prezzi corretti. Per finire un distillato da una carta che ne contempla oltre cinquecento.
Mercoledì 25 ore 20:15. Fatemi sapere subito chi c’è.
Mio cugino Pawel
Mio cugino Pawel Jastreboff è una celebrità, nel piccolo mondo dell’audiologia. Ogni tanto gira il mondo per tenere conferenze sul “Metodo Jastreboff”, e quando passa per l’Italia viene sempre a trovarci. Ieri sera a cena raccontava della sua vita: pur ammirandolo tantissimo non lo invidio per niente.
Prima di tutto, mi dice che la società americana è fondamentalmente anti-culturale: la cultura è un peso innecessario, street-smart è meglio che wise, e learned è direttamente un insulto. Poi, i rapporti sociali sono improntati a una cordialità del tutto superficiale e ipocrita, dove si parla di tutto tranne che delle cose fondamentali, dove i sentimenti e le angoscie devono a tutti i costi essere nascosti (in questo senso, mi pare che i weblog in America abbiano un impatto molto più significativo di quanto non possa sembrare a noi popoli latini più abituati a sfogarci in pubblico).
Il lavoro poi mi pare demente. La sua casa è tra Baltimore e Washington, ma lavora ad Atlanta (dodici ore di macchina). Il suo orario di lavoro è pazzesco, cento-centoventi ore alla settimana, ma è dentro ad un ingranaggio dove “o così o niente”. Nel suo gruppo tutti lavorano con questi ritmi. Significa non avere amici, non riuscire a conoscere nessuno, vita sociale quasi zero, sonno pochissimo, stress tantissimo.
Del resto adesso è meglio di dieci anni fa, quando il suo stipendio era di volta in volta coperto da un grant della durata di cinque anni, dopo i quali ogni rinnovo era una lotta all’ultimo sangue.
La decorosa educazione dei due figli (niente di stellare, bada bene) è costata quasi mezzo milione di dollari, naturalmente ottenuti con un mutuo.

Insomma lo vedo correre, correre senza possibilità di fermarsi. Naturalmente ci invidia moltissimo e sogna di stabilirsi in Italia o Spagna. Sua moglie Malgosia ha regalato a mia moglie Elena un libro: The Art of Doing Nothing.
Prova
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