La New York Philarmonic interrompe Mahler a causa di un iPhone

Ieri il alla Avery Fisher Hall il direttore Alan Gilbert, mentre dirigeva il finale della Nona di Mahler, si è visto costretto a fermare l’orchestra a causa di a) la sveglia di un iPhone scattata durante i pianissimi finali e b) il deficiente proprietario che prima non si è accorto che si trattava del suo telefono, e poi continuava a premere snooze invece di stop.

La cronaca dell’incredibile evento è qui, assieme ai commenti di chi c’era. Quote of note:

Mr. Gilbert asked the man, sitting in front of the concert-master: “Are you finished?” The man didn’t respond.
“Fine, we’ll wait,” Mr. Gilbert said.
The Avery Fisher Hall audience, ripped in an untimely fashion from Mahler’s complicated sound-world, reacted with “seething rage.” Someone shouted “Thousand dollar fine.”
This was followed by cries of ‘Get out!’ and ‘Kick him out!.’ Some people started clapping rhythmically but the hall was quieted down. House security did not intervene or remove the offender.
The ringing stopped. “Did you turn it off?” Mr. Gilbert asked.
The man nodded.
“It won’t go off again?”
The man shook his head.

Tempo fa a Brescia Andras Schiff dovette sospendere un recital bachiano perché in una piazza vicina si stava esibendo Lucio Dalla e la potenza degli amplificatori gli faceva ballare il pianoforte. Provò a resistere qualche minuto, ma poi si alzò e disse “Scusate, non ce la faccio” e se ne andò.

Un’altra volta al Conservatorio di Milano una sonata per violoncello e pianoforte  di musica contemporanea (non ricordo l’autore) venne sospesa perché il pianista aveva sbagliato a impaginare il suo spartito: quando Misha Maisky se ne accorse, si interruppe e fulminò il pianista con una occhiataccia allo zolfo; ma in platea non se ne era accorto nessuno.

Intervista a Livefast

Alla fine dello sconvolgente concerto di ieri a Radio Popolare dei The Fuck Yous, , il loro chitarrista e vocalist Livefast ci ha concesso una bella e intensa intervista che riportiamo qui integralmente.

Gaspar: Simone, hai quarant’anni, hai composto il tuo primo brano nel 2011. Che sguardo dai oggi alla tua incredibile carriera? E’ stato difficile, gradevole, doloroso…?

Livefast: Sì, a volte doloroso, a volte la mia straordinaria carriera è stata piena di momenti formidabili. A volte è stato orribile, a volte avrei voluto non aver conosciuto tutto questo, e a volte sono pronto a rivivere la stessa cosa. Per quanto io mi ricordi, ho sempre voluto imparare a scrivere una canzone, a cantare correttamente, a conoscere le basi di uno strumento… Comporre, cantare, nient’altro mi interessava. E se non ci fossi riuscito, il resto sarebbe stato senza importanza. Avrei potuto fare il lavapiatti o il dirigente o qualsiasi altra cosa perché l’unica cosa che mi interessava era cantare. Tuttavia non avevo una reale attitudine per questa cosa, nessun talento innato: è stato necessario lavorare duramente per imparare a comporre, a cantare, a mostrarmi sul palco.. Mi sono costretto a imparare, ho imparato ad avere talento. Veramente! E’ stato duro, ma lo vedete anche voi, è possibile…

Gaspar: Forse qualche dono…
Livefast: Non penso ed è qui che voglio arrivare. E’ la ragione per cui le persone che sono nate con del talento mi meravigliano. So tutto quel che ho fatto per arrivare a fare ciò che dovevo fare; ho dovuto aprire molti cassetti e capire queste cose prima di poterle applicare a ciò che volevo fare. Ho iniziato a essere esitante, a rendermi ridicolo, ho scritto di stufato di manzo e a poco a poco mi sono migliorato. E’ stato molto interessante: ho davvero imparato ad avere del talento.

Gaspar: Ai tuoi occhi, chi possiede un talento naturale?
Livefast: Tutti gli altri (risata generale).

Gaspar: Noi inclusi.
Livefast: Davvero tanta gente; penso che Mick Jagger ha dovuto sgobbare un po’ per questo. Già, ha dovuto imparare a muoversi (ride).

Gaspar: Hai detto la stessa cosa su Bryan Ferry dieci anni fa…
Livefast: Chi lo ha detto? (piegato dalle risate).
Gaspar: Tu.
Livefast: Davvero interessante! Mick ha imparato perché ha trascorso un sacco di tempo dietro le quinte a guardare Tina Turner e tutti gli altri, a spiare James Brown. Come me del resto.

Gaspar: Anche Presley.
Livefast: Tutti. Li guardavo senza sosta domandandomi che cosa li rendeva così speciali, come facevano: fa molto rinascimentale osservare i propri maestri. E parlando di Ferry, ho visto recentemente i Roxy Music in concerto e li ho trovati favolosi, superbi. Vado fuori abbastanza e vedo molti giovani gruppi ma nessuno di loro è degno di legare le scarpe ai Roxy Music. Senza sforzarsi, sono così moderni, fuori dal tempo e pieni di talento. Mi sono detto: merda, sono davvero bravi. Eno manca un po’ ma sono splendidi lo stesso.

Gaspar: A gennaio River Euphrates compirà un anno. Avevi in porto molti progetti di commemorazione, che ne resta oggi?
Livefast: Avevo pensato a un film o a una commedia musicale e poi, nel giro di un mese, mi sono accorto che era tutto inutile. Non posso concepire il seguito di River Euphrates senza diminuire ciò che è già stato, impossibile. Ciò scatenerebbe una reazione a catena. Ho cercato di farci altre cose ma man mano che ci pensavo, scoprivo che l’idea fosse sempre meno chiara. River Euphrates è già enorme nella testa di tante persone, perché diminuirlo? Mi dispiace, la bambolina di River Euphrates non ci sarà…

Gaspar: Nemmeno un opera musicale a Broadway?
Livefast: Nemmeno River Euphrates da Oprah Winfrey (ride).

Gaspar: Quali sono i tuoi progetti?
Livefast: Il mio futuro non è che un immenso punto interrogativo. Dopo i concerti dell’inverno, ho detto a Ilenia che mi piacerebbe ritornare in studio e se accedesse sarei molto felice.

Gaspar: In che cosa credi oggi? Riusciamo a terminare questa conversazione con una nota di speranza?
Livefast: Dovremmo, ce lo possiamo permettere.

Gaspar: Sono passati molti, tutti dicevano che la Storia è morta, si supponeva che non sarebbe successo più nulla e oggi la Storia bussa alla porta: che cosa riusciremo a salvare secondo te?
Livefast: Tutte le profezie sono basate sul passato più immediato. Se provi a redigere un manoscritto sul futuro, non farai nient’altro che dare la tua opinione su quello che è appena successo, anche quando tenti di fare progetti per l’avvenire. Secondo me, per sapere come sarà il futuro, basta guardare il passato recente. Sarà piuttosto merdoso.