Band of brothers

This day is call’d the feast of Crispian.
He that outlives this day, and comes safe home,
Will stand a tip-toe when this day is nam’d,
And rouse him at the name of Crispian.
He that shall live this day, and see old age,
Will yearly on the vigil feast his neighbours,
And say ‘To-morrow is Saint Crispian.’
Then will he strip his sleeve and show his scars,
And say ‘These wounds I had on Crispian’s day.’
Old men forget; yet all shall be forgot,
But he’ll remember, with advantages,
What feats he did that day. Then shall our names,
Familiar in his mouth as household words-
Harry the King, Bedford and Exeter,
Warwick and Talbot, Salisbury and Gloucester-
Be in their flowing cups freshly rememb’red.
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne’er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remembered-
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne’er so vile,
This day shall gentle his condition;
And gentlemen in England now-a-bed
Shall think themselves accurs’d they were not here,
And hold their manhoods cheap whiles any speaks
That fought with us upon Saint Crispin’s day.

William Shakespeare, Henry V

A noi ci frega l’estero

Non posso non riportare per intero il commento di un italiano che vive in un paese più civile, sull’orrore dei TG italiani:

C’è un giochino che ultimamente faccio sempre più spesso, in una sorta di calvario auto-denigratorio che in qualità di italiano residente all’estero mi auto-infliggo nell’ormai vana speranza di poter un giorno gioire nel vedere un segnale di luce, un raggio di sole, un segno che mi faccia rialzare questo mio sguardo, da troppo tempo chino per lo sconforto e la vergogna.
Il giochino è semplice: guardare il notiziario nazionale della TSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) e poi guardare il TG1.
Parlano sempre di due mondi diversi, di notizie diverse, di fatti diversi.
Da una parte giornalismo fatto con serietà e passione, un giornalismo che racconta in prima persona i fatti del mondo, li spiega e non ha timore di esprimere la propria opinione.
Dall’altra parte c’è invece una sorta di cabaret autoreferenziale, con la politica ridotta ad un eterno derby con tanto di ultras prezzolati, alla Capezzone per intenderci.
Un cabaret in cui, a fronte di un paese che sta marcendo e implodendo nella voragine aperta dalla crisi, le notizie economiche vengono sbrigate in venti secondi prima dei numeri del superenalotto (non si sa mai) e comunque sempre ridotte ad opinione: qualsiasi sia il dato, non mancano mai di farci sapere che nella zona Euro, c’è sempre qualcuno che ha fatto peggio.
Segue una valanga di cronaca nera, torbida e stordente.
Notizie dal mondo? Zero o quasi, e spesso ridotte a gag, come le ridicole corrispondenze da Londra a firma dell’ineffabile Caprarica, tornato sulle rive del Tamigi e sempre di più convinto di essere un simpatico emulo di P. G. Wodehouse.
Prima di chiudere con dieci minuti (1/3 del tempo) di servizi inutili, di cui ogni giornalista con una coscienza dovrebbe vergognarsi a vita, non manca ovviamente l’aggiornamento dal Vaticano: “il santo padre ha detto, il santo padre ha fatto”. Finirà col convincersi di essere veramente importante, questo “santo padre”.
Se poi estendiamo il confronto a tutto il palinsesto, il risultato diviene oltremodo umiliante.
Basta muovere un passo oltre e confrontare l’offerta in chiaro dei maggiori eventi sportivi internazionali: F1, Moto GP, Champions League, Europei, Mondaili, ATP Tour, Ski World Cup, tutto, ma proprio tutto, è offerto in chiaro, commentato in maniera competente ed appassionata (durante i mondiali di calcio ospite in studio qui sulla TSI c’era Federico Buffa, sulla RAI Maurizio Costanzo) e, manco a dirlo, sostanzialmente privo di pubblicità.
E poi film in prima tv, documentari, approfondimenti giornalistici, notiziari, tutti i serial trasmessi in perfetto orario.
Insomma, una tv di qualità pagata con il canone dei cittadini. Esiste, si può fare.

Alphabetical Divide

Paese reale: il 65% della popolazione italiana non possiede competenze alfabetiche sufficienti a comprendere un articolo di giornale o ad interpretare un diagramma come quello qui sotto.

(giusto per capire il senso di Minzolini, par condicio, e tutto il resto, noi che la TV mai)

Pubblicità alla televisione svizzera

L’anno scorso in Svizzera la pubblicità televisiva è calata dell’1.4%, ma quest’anno il crollo è preannunciato da due pesanti indizi:

  1. Per la prima volta a memoria d’uomo (la mia), l’ora esatta prima del TG serale è rimasta senza sponsor.
  2. In questi giorni le pubblicità più frequenti sono quelle di un piastrellista, di un idraulico e di una ditta di pompe funebri.

La differenza è il progetto

Si diceva con Palmasco, oggi pomeriggio, che la foto riuscita è quella che non ha bisogno di spiegazioni, e che la principale differenza tra un fotografo della domenica e un fotografo serio, dilettante o professionista che sia, è che il fotografo serio non scatta a caso sull’impulso del momento, ma segue sempre un progetto preciso e vi si dedica anima e corpo.

Tipo il mio amico Pradiumna che per un anno ha fotografato sempre e soltanto i riflessi dell’acqua, traendone foto splendide e commoventi che spero un giorno di farti vedere.

Ma se il fotografo della domenica riesce a volte a cogliere l’attimo e a strappare alla fortuna uno scatto decente, invece nella mia brevissima esperienza con la telecamera mi pare di aver già capito che senza un progetto chiaro non vai da nessuna parte.

Per dire: io stesso, a rivedere quel che ho filmato, mi annoio a morte.