Gli anni d’oro

Una ventina d’anni fa succedevano due cose:

  • i blog erano l’unico mezzo per esprimersi pubblicamente sul web
  • Google privilegiava i blog nei risultati delle ricerche

Da qui la notorietà fortuita e temporanea di un gruppetto di persone che altrimenti non sarebbero mai arrivate alla ribalta.

Erano belle persone: intelligenti, acute, divertenti e appassionate. Dicevano cose interessanti, allargavano il ventaglio del possibile, guardavano al futuro con curiosità.

Il panorama oggi è radicalmente cambiato: ci sono nuovi strumenti più facili, Google ha meso via il suo “Be no evil”, i rapporti sociali sono stati mercificati, e più in generale oggi da internet bisogna difendersi.

Non seguo più i blog come un tempo, ma continuo, con altri mezzi, a seguire le stesse persone; e ne seguo di nuove, e continuo ad arricchirmi della loro amicizia e della loro visione del mondo.

I blog sono morti e sepolti, ma non si è chiuso un ciclo, non sono finite le speranze, e non abbiamo perso perché non stavamo gareggiando con nessuno.

8 risposte a “Gli anni d’oro”

  1. Io rimango sempre un po’ vintage, nel 2000e qualcosa avevo la speranza che i social network fossero un fallimento, nel 2024 continuo a pubblicare con insistenza sul blog e a pensare che sia ancora l’arma di diffusione migliore possibile. Nel mio “mondo” sono diventato una sorta di guida per molti proprio in quanto il blog mi permette di essere diverso dalla massa.

  2. Concordo con quello che dice Samuele. Dopo un lungo periodo di assenza, per vari motivi tra cui il deprimente scenario blogosferico nazionale andato in malora, ho deciso di riprendere le trasmissioni proprio per essere diverso dalla massa, stanco dell’aggressività e del continuo scontro frontale polarizzato a cui si sottopone chi si tuffa nei social. Lì ogni cosa diventa carne da macello, e la mercificazione di ogni parola alla lunga diventa stancante e non porta nulla in termini di arricchimento sociale.

  3. Amen.

    Ha perso chi voleva competere per il denaro e non chi pullbicava per il piacere di farlo e confrontarsi. Si sono giocate partite diverse e adesso dopo vent’anni ognuno può tirare le fila della propria esperienza.

  4. Mi aggiungo al coro di chi ha ripreso in mano il suo blog. O meglio, non l’ho mai abbandonato, anche se ci scrivo poco.
    E comunque concordo su tutto.

  5. Anche io nel mio piccolo ho notato un risorgimento dei siti personali, spesso in forma di blog. C’é un sacco di movimento (anche supportato dai vari social decentralizzati e federati) che spinge al ritrovare spazi a misura di persona e non di aziende.

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