The societal purpose of the media

“…a propaganda model suggests that the societal purpose of the media is to inculcate and defend the economic, social and political agenda of privileged groups that dominate the domestic society and the state. The media serve this purpose in many ways: through selection of topics, distribution of concerns, framing of issues, filtering of information, emphasis and tone, and by keeping debate within the bounds of acceptable premises.”

Noam Chomsky, Manufacturing consent

Relitti di un passato lontano che ancora ci perseguitano

Riflettevo che conviviamo, chi più chi meno, con dei relitti del passato che ci sembrano normali solo perché li vediamo tutti i giorni, e perché fanno tutti così. Ma se ti fermi un attimo a pensarci, sono anacronismi ridicoli, e davvero sarebbe ora di smettere. Per esempio:

Il telefono fisso

Per parlare remotamente con una persona devi memorizzare un numero (un numero!) di almeno sette cifre casuali, e prima di comporre il numero non hai modo di sapere se il chiamato è vicino all’apparecchio, se è occupato o se è disponibile.

Il cloud

  • Perché metti i tuoi dati sul computer non tuo?  Perché il tuo non è disponibile.
  • Perché non è disponibile? Perché non hai ancora la fibra simmetrica e IPv6.
  • Perché non hai la fibra simmetrica e IPv6? Perché le telco preferiscono così.

Giornali di carta e telegiornali

Un gruppo di persone a te sconosciute si riunisce tutte le mattine per decidere quali sono le notizie del giorno prima che interessano proprio a te, per poi pubblicarle il giorno dopo. Tu nel frattempo ti sei già arrangiato da solo.

I banner pubblicitari su internet

Ditte pagano affinché il proprio marchio sia totalmente ignorato dagli esseri umani che visitano inutili pagine web, e sia invece cliccatissimo da appositi bot.

Le frontiere

Tutto il mondo è interconnesso, e un battito d’ali in Grecia provoca temporali in Germania. Le frontiere si illudono di poter fermare i temporali, ma sono molti anni che non fermano il denaro.

Dei Commenti e delle pene

Su internet ci sono miliardi di pagine che non potrai mai vedere: non ne hai il tempo, ma neanche la voglia. La tua esperienza di internet è per forza molto parziale e soggettiva, e puoi senz’altro dire che esistono tante internet quante sono i suoi utenti.

Allo stesso modo il tuo orecchio seleziona, nel brusio della folla, le voci delle persone a cui hai scelto di stare vicino, e non c’è bisogno di imporre a tutti il silenzio; e se qualcuno parla a voce troppo alta, fai prima e meglio a spostarti di qualche metro che non ad andare a dargli del cretino.

Questa cosa si chiama “filtro a posteriori” e fa parte del bello di internet: tutti possono dire tutto, ma le idee per te poco belle vengono rapidamente scartate a favore di quelle interessanti.

Il punto quindi non è chiedersi se su internet ci sia violenza, la risposta ovviamente è “Certamente, dato che c’è di tutto!”. La domanda importante è “C’è violenza nella mia internet? E cosa posso fare per ridurla?”.

Per mia esperienza, la violenza su internet è figlia delle folle, e in particolare delle folle che non sono comunità. I siti che attirano un gran numero di persone che non si conoscono tra di loro, quando aprono i commenti, scatenano le più basse pulsioni della gente normale e attirano le persone più disturbate. Il problema di fondo è che questi siti guadagnano dalla grande quantità di utenti e non hanno nessun incentivo a moderare.

Allora il mio consiglio per evitare la violenza su internet è questo: evita le folle. Evita i commenti non moderati. Evita di dare l’amicizia a 5000 sconosciuti su facebook o su Twitter. Vivrai molto meglio.

Aggiornamento:
I commenti sono su facebook

di mestiere faccio il target – diapositive 21-22

Diapositiva21

Diapositiva22

Ovvero: il tracker nelle mutande

Capito molto raramente sul sito del Corriere della Sera, per cui sono rimasto abbastanza stupito di come la homepage sia talmente inondata di pubblicità da contenere solo un titolo e pochissimo altro. Trovo anche fantastico che nello spazio tra il menu e il primo titolo compaia non la pubblicità di un prodotto finanziario, ma le diciture di legge riferite al prodotto finanziario che non appare. La stessa pagina vista con AdBlock risulta molto più pulita, leggibile e informativa.

Added bonus: il plugin DoNotTrackMe mi ha bloccato i siti di tracking a cui il Corriere fornisce i dettagli del mio comportamento sul loro sito:

Accetteresti che entrando in un negozio ti venisse infilato un trasmettitore nelle mutande per monitorare il tuo percorso, cosa hai visto, cosa hai toccato, eccetera? Sarebbe sufficiente la promessa di una migliore esperienza di acquisto la prossima volta?

L’unico scenario in cui io potrei cominciare a discuterne è se questi dati venissero forniti prima di tutto a me, e permettessero a me di migliorare la mia esperienza secondo i miei criteri. Altrimenti, la più ciccia delle rosine.

Quattro Euro al pezzo

A seguito della storia di Giovanni Tizian, giornalista precario minacciato dalla malavita organizzata, c’è una conversazione molto interessante su twitter attorno all’hashtag #quattroeuroalpezzo che vale la pena di seguire, altrimenti non si capisce come funziona veramente l’informazione in Italia.

Tra le tantissime informazioni, una comoda tabella riassuntiva su quanto e come i giornali italiani retribuiscono il giornalista freelance. Il termine di pagamento più frequente è “quando vogliono“.

E prendono i contributi statali.