La morte di Google

Penso che l’ internet che conosciamo oggi sia solo l’abbozzo di quello che sarà domani, e quindi provo ad immaginarmi questo domani:

  • IPv6 = ogni singolo device connesso alla rete è indirizzabile.
  • Connessione simmetrica a 1Gb per tutti = ogni singolo device connesso alla rete è un server (ok, funziona anche con 100Mbps, purché simmetrici).
  • Fine della distinzione tra client e server, ogni device è anche fornitore di servizi, ed espone una parte dei suoi contenuti su internet.
  • Appositi protocolli determinano quali contenuti vengono condivisi come e con chi.
  • Morte di Facebook, di Twitter, di Youtube, di Flickr: i loro servizi diventano protocolli distribuiti.
  • Morte di Google: il servizio di indicizzazione del web non si appoggia più ai suoi datacenter ma è parte del sistema operativo di ogni device (oppure è il sistema operativo) e funziona in un cluster globale.

(post in progress)

8 risposte a “La morte di Google”

  1. riflessione interessante…
    forse è da considerare un processo di unificazione e selezione naturale dei vari sistemi di social share…iniziando con l’eliminazione di servizi obsoleti che non possono competere con i grandi (facebook, twitter, ecc) e via via ne rimarrà solo uno o pochi trasformati e integarti verso nuove necessità…

  2. Possibile, ma mi sfugge quale sia il vantaggio di distribuire tutto, lal fine chi ci guadagna, che poi vuole dire chi lo fa?

    Google muore, bene e lo sostituisce?

    bob

  3. Mah, la previsione che tutte le connessioni diventeranno simmetriche mi sembra un po’ azzardata.

    Non è economicamente sconveniente dimensionare tutti i collegamenti allo stesso modo? La situazione mi sembra analoga a quella della rete elettrica: i collegamenti casa-centralina hanno capacità molto inferiore di quelli tra le centrali, fare diversamente costerebbe tantissimo.

    Anche per le reti che piacciono a noi la capacità maggiore tende naturalmente ad essere presente dove costa meno, e il collegamento casalingo è quello più costoso e su cui è più difficile intervenire. Mi sbaglio?

    Per il resto… boh. Quando Adobe ha aggiunto capacità p2p a flash c’era già chi annunciava l’imminente rivoluzione – e mi pare superfluo specificare che non c’è stata. La mia very-humble-opinion è che i sistemi distribuiti avranno successo per applicazioni che dipendono in modo fondamentale dalla loro natura non centralizzata, non per servizi che funzionano benissimo già adesso. Perché Google (o qualunque altro servizio attualmente centralizzato) dovrebbe diventare un’applicazione p2p?

  4. Bob e Acrostico: in un futuro in cui ogni singolo device connesso a internet è fornitore di servizi, l’indicizzazione “da fuori” non mi pare più possibile. Per questo immagino che l’indicizzazione debba diventare parte del sistema operativo.
    Poi siamo d’accordo che questo sia solo uno dei tanti futuri possibili, e che non sia dietro l’angolo 🙂

  5. @gaspar questo lo capisco, ma il problema è cercare di capire se davvero nel futuro ogni device connesso diventerà fornitore di servizi. Quale sarebbe in quel caso il modello si business? Perché mai qualcuno si dovrebbe accollare l’onere, non certo banale, di scrivere tutto questo software del quale poi dopo la disseminazione perderebbe ogni controllo?

    bob

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